La regolamentazione della finanza decentralizzata negli Stati Uniti potrebbe avvicinarsi a un passaggio decisivo. Stani Kulechov, fondatore di Aave, uno dei protocolli DeFi più conosciuti al mondo, ha indicato nel Digital Asset Market CLARITY Act la legge con le maggiori possibilità di costruire un quadro stabile per il settore. Il punto, per l’industria, è capire finalmente quali attività ricadano sotto la Securities and Exchange Commission, quali sotto la Commodity Futures Trading Commission e quali possano continuare a funzionare come infrastrutture decentralizzate senza essere trattate come intermediari finanziari tradizionali.
Il CLARITY Act nasce proprio per ridurre questa zona grigia. La Camera dei Rappresentanti lo ha approvato nel luglio 2025 con 294 voti favorevoli e 134 contrari, mentre nel maggio 2026 la Commissione bancaria del Senato ha dato il via libera con 15 voti contro 9. Ora l’attenzione è concentrata sul Senato, dove il 15 settembre è previsto un voto procedurale che richiede 60 voti per consentire al provvedimento di avanzare. Il testo è stato aggiornato durante l’estate dopo mesi di negoziati e resta al centro di un confronto politico molto acceso.
Per la DeFi, il nodo principale riguarda il confine tra software decentralizzato e attività finanziaria controllata da soggetti identificabili. La versione più recente distingue i protocolli realmente decentralizzati da quelli nei quali una società, un gruppo o un operatore mantiene un controllo sostanziale sul funzionamento della piattaforma. Nei casi in cui esista la possibilità concreta di modificare, censurare o dirigere le operazioni, possono scattare obblighi regolamentari più vicini a quelli degli intermediari. Il testo aggiornato prevede inoltre che determinate piattaforme DeFi non decentralizzate possano essere sottoposte alla vigilanza della CFTC e agli obblighi del Bank Secrecy Act.
Questa distinzione è fondamentale per progetti come Aave, che permettono agli utenti di depositare asset digitali, ottenere prestiti e fornire liquidità attraverso smart contract. Il settore sostiene da tempo che uno sviluppatore che pubblica codice open source, un validatore o un semplice fornitore di infrastruttura non debba essere automaticamente equiparato a una banca o a un broker. Dall’altra parte, i legislatori più critici temono che definizioni troppo ampie di decentralizzazione possano creare spazi difficili da controllare per riciclaggio, evasione delle sanzioni e altre attività illecite.
La posizione di Kulechov acquista peso anche alla luce del GENIUS Act, entrato in vigore nel luglio 2025 e dedicato alle stablecoin di pagamento. Quel provvedimento ha introdotto un quadro federale specifico per gli emittenti, con requisiti sulle riserve e sulla trasparenza. Per il fondatore di Aave, il CLARITY Act potrebbe produrre sulla DeFi un effetto analogo, trasformando un settore cresciuto attraverso interpretazioni giuridiche frammentarie in un mercato con regole più prevedibili.
Una maggiore certezza normativa potrebbe avere effetti ben oltre il mondo crypto. Banche, gestori e investitori istituzionali osservano da tempo i mercati on-chain, ma l’incertezza sulla qualificazione degli asset e sulle responsabilità degli operatori rimane uno dei principali ostacoli all’ingresso di capitali tradizionali. Regole più chiare potrebbero favorire attività di prestito, collateralizzazione e gestione della liquidità attraverso blockchain pubbliche, avvicinando progressivamente finanza tradizionale e protocolli decentralizzati.
Il percorso legislativo, tuttavia, resta complesso. Restano aperte questioni sulla lotta al riciclaggio, sulle tutele per gli sviluppatori, sulle stablecoin, sull’autocustodia e sulle norme etiche applicabili ai funzionari pubblici coinvolti nel settore degli asset digitali. Il voto del 15 settembre non rappresenterà l’approvazione definitiva della legge, ma sarà un test sulla capacità del Congresso di trovare una maggioranza sufficientemente ampia.
Per la DeFi americana la posta in gioco è ormai chiara. Dopo anni nei quali molte regole sono state definite attraverso interventi delle autorità e controversie giudiziarie, il settore potrebbe entrare in una fase in cui il Congresso stabilisce direttamente confini e responsabilità. Se il CLARITY Act riuscirà ad avanzare, il 2026 potrebbe diventare l’anno in cui la finanza decentralizzata statunitense passa dalla sperimentazione regolamentare a una vera architettura giuridica.