Un disservizio di Revolut ha reso difficili o impossibili l’accesso all’app e alcuni pagamenti con carta e online nella mattina del 20 ottobre 2026. Le segnalazioni, emerse dalle 8 circa, hanno riguardato anche l’Italia e altri Paesi europei. Secondo Downdetector, nell’arco di un’ora hanno superato quota 1.500. Sui social è circolato l’hashtag #revolutdown, mentre Revolut ha riconosciuto sui propri canali l’esistenza di un’interruzione che interessava più servizi e ha comunicato di essere al lavoro per risolverla.
I problemi riportati dagli utenti comprendevano accessi non riusciti, errori nell’app e pagamenti rifiutati. La criticità non si limitava quindi alla consultazione del conto: per chi non riusciva a utilizzare la carta, il disservizio poteva incidere direttamente sugli acquisti in negozio o online. In una banca digitale, l’app rappresenta infatti un canale centrale per accedere al conto e alle sue funzioni; quando l’accesso e i pagamenti risultano entrambi compromessi, l’effetto pratico può essere immediato.
Le segnalazioni provenienti da diversi Paesi europei indicavano che l’episodio non era circoscritto al mercato italiano. Questo elemento, tuttavia, non consente di stabilire l’origine tecnica del problema. Non sono stati comunicati pubblicamente dettagli sulle cause, né una previsione per il pieno ripristino dei servizi. Non è quindi possibile attribuire il disservizio a una specifica componente dell’infrastruttura, a un circuito di pagamento o a fornitori esterni.
Durante l’interruzione è stato segnalato anche uno scarto tra i messaggi degli utenti e le informazioni della pagina di stato di Revolut. Webnews riferiva che la dashboard ufficiale continuava a indicare i sistemi come operativi, mentre sui canali social l’azienda ammetteva un’interruzione di servizio e le segnalazioni aumentavano. Il quadro documentato non chiarisce i criteri o i tempi di aggiornamento della pagina di stato, ma la differenza è rilevante per i clienti: conoscere le funzioni coinvolte e lo stato dell’incidente può orientare le decisioni nell’immediato.
L’episodio mostra in termini concreti quanto l’operatività quotidiana dipenda dalla disponibilità dei servizi digitali. La presenza di fondi su un conto non coincide necessariamente con la possibilità di usarli in un dato momento, se l’accesso all’app o il pagamento con carta non vanno a buon fine. È una distinzione che diventa visibile soprattutto quando un utente fa affidamento su un unico strumento per le spese della giornata.
In attesa di aggiornamenti dell’operatore, per le necessità urgenti può essere utile ricorrere, se disponibile, a un metodo alternativo di pagamento. Webnews consigliava inoltre di non ripetere a breve distanza operazioni dall’esito incerto, in particolare finché non sia chiaro se una transazione sia stata effettivamente acquisita dal sistema. Restano da chiarire le cause, la durata effettiva e il perimetro del disservizio.
Ethereum ha programmato per il 26 ottobre alle 17:42:48 UTC l’attivazione di Glamsterdam sulla testnet pubblica Hoodi. Il passaggio porterà il limite di gas dell’ambiente di prova a 200 milioni e metterà sotto osservazione, nello stesso test, la produzione dei blocchi, l’elaborazione delle transazioni e le modifiche alla contabilità del gas.
Il dato più visibile, il limite di 200 milioni di gas, riguarda esclusivamente Hoodi. Non indica un aumento già stabilito per la mainnet di Ethereum né una promessa di quadruplicarne la capacità. Il gas è la misura impiegata dalla rete per contabilizzare le operazioni; il limite per blocco delimita l’attività che può esservi inclusa. In una testnet, innalzare questa soglia consente di verificare il comportamento dei software e delle nuove regole in un ambiente pubblico di prova.
Hoodi è il secondo ambiente pubblico previsto per Glamsterdam dopo Sepolia, dove l’aggiornamento è stato attivato il 6 ottobre. La disponibilità di due testnet permette agli sviluppatori e ai team che realizzano i client di osservare il funzionamento delle modifiche prima di qualunque rilascio sulla rete principale. Per partecipare al fork di Hoodi, gli operatori dei nodi devono aggiornare i client del livello di esecuzione e del livello di consenso.
Fra gli elementi centrali dell’aggiornamento figura l’enshrined Proposer-Builder Separation, o ePBS, definita dall’EIP-7732. La proposta interviene sul rapporto tra il proponente del blocco e il costruttore che ne organizza i contenuti, trasferendo questa relazione nel protocollo di consenso. Il tema riguarda quindi il modo in cui vengono prodotti i blocchi, non soltanto il loro volume o il numero di transazioni che possono ospitare.
Glamsterdam include inoltre le liste di accesso a livello di blocco previste dall’EIP-7928. Il loro obiettivo dichiarato è consentire ai client di leggere lo stato e convalidare le transazioni in parallelo. Lo stato comprende le informazioni che la rete deve consultare per eseguire e verificare le operazioni; rendere più strutturato questo accesso è perciò uno dei punti tecnici del test, insieme alle nuove regole sul gas.
La prova di Hoodi non va letta come un singolo esperimento sul limite di gas. Riunisce cambiamenti che incidono sulla produzione dei blocchi, sull’accesso allo stato e sulla relativa elaborazione delle transazioni. Proprio l’interazione fra queste componenti sarà al centro della verifica: l’attivazione su una testnet serve a individuare eventuali problemi di comportamento dei client e delle nuove regole prima di un’eventuale adozione sulla rete che utilizza ether con valore economico.
Per gli sviluppatori di applicazioni, il passaggio richiede anche di testare i contratti alla luce dei prezzi del gas rivisti. Le modifiche alla sua tariffazione possono incidere sulle stime utilizzate dalle applicazioni e sulle soglie previste per le transazioni. Il dossier non consente però di dedurre quale sarà l’effetto sui costi della mainnet: il test di Hoodi non stabilisce né prezzi futuri né parametri definitivi per Ethereum.
Gli utenti della rete principale non devono compiere alcuna azione per l’attivazione del 26 ottobre. Non è stata fissata una data per il rilascio di Glamsterdam sulla mainnet. Dopo Sepolia e Hoodi, i team dei client dovranno valutare l’esito delle prove prima di decidere il calendario successivo. Il significato dell’appuntamento sta quindi nella verifica tecnica delle proposte, non nell’annuncio di un cambiamento già operativo per l’intera rete Ethereum.
Il Bitcoin entra dalla porta principale delle banche tedesche. Dal 19 ottobre 2026, i primi clienti delle Sparkassen possono acquistare e vendere criptovalute direttamente nell’applicazione che già utilizzano per controllare il conto corrente. È un cambiamento significativo per una rete bancaria storicamente prudente verso gli asset digitali, che soltanto pochi anni fa preferiva tenerli lontani dalla propria offerta.
Il servizio si chiama Krypto – powered by Deka ed è realizzato da DekaBank, l’istituto finanziario specializzato negli investimenti del gruppo Sparkassen. Al debutto sono disponibili cinque criptovalute: Bitcoin, Ethereum, XRP, Solana e Polygon. La selezione comprende asset digitali legati a diverse reti blockchain impiegate per pagamenti, contratti digitali e applicazioni decentralizzate. La presenza di XRP è particolarmente interessante perché rende il token accessibile anche attraverso un canale bancario tradizionale rivolto ai risparmiatori.
Per utilizzare il servizio, il cliente maggiorenne deve appartenere a una Sparkasse aderente, entrare nella sezione investimenti dell’app e aprire un apposito conto cripto presso DekaBank. Non serve necessariamente un deposito titoli. Le operazioni riguardano l’acquisto e la vendita delle valute digitali effettive, non soltanto prodotti finanziari che ne replicano l’andamento. Ogni ordine comporta una commissione dichiarata di 0,99 euro, oltre alla quale va considerato lo spread, ossia la differenza tra prezzo di acquisto e di vendita.
L’attivazione non sarà immediata per tutti. Le Sparkassen costituiscono una rete di casse di risparmio territoriali, ciascuna delle quali mantiene autonomia nella scelta dei servizi da proporre. Dopo le prime adesioni, è previsto l’ingresso di circa trenta o quaranta istituti aggiuntivi ogni mese. La diffusione dipenderà quindi dalle decisioni delle singole banche e non dalla semplice disponibilità tecnica dell’applicazione.
Un elemento centrale riguarda la custodia. Le criptovalute acquistate non finiscono automaticamente in un portafoglio digitale controllato personalmente dal cliente: le chiavi private sono amministrate da DekaBank attraverso una struttura di custodia condivisa. Anche i trasferimenti verso portafogli esterni sono limitati agli indirizzi di determinati operatori autorizzati. Chi desidera gestire autonomamente i propri asset attraverso un hardware wallet deve quindi valutare attentamente queste restrizioni.
La svolta è stata favorita dal regolamento europeo MiCA, che ha introdotto requisiti comuni per i prestatori di servizi in criptovalute. Il nuovo quadro normativo permette agli intermediari tradizionali di operare con regole più definite, senza però trasformare Bitcoin e gli altri token in prodotti privi di rischio. La maggiore supervisione riguarda soprattutto il comportamento degli operatori e la protezione organizzativa del servizio, non la stabilità dei prezzi.
Sparkassen ha infatti scelto un modello senza consulenza personalizzata. Gli investitori devono decidere autonomamente se comprare e quanto capitale impegnare. Le oscillazioni possono essere violente, i mercati possono attraversare crisi di liquidità e le perdite possono arrivare all’intero investimento. Inoltre, le criptovalute custodite presso una banca non beneficiano della garanzia sui depositi prevista per il denaro presente sui normali conti bancari.
Sul piano economico, l’iniziativa potrebbe allargare il pubblico delle criptovalute, intercettando persone che non vogliono registrarsi su piattaforme specializzate. Al tempo stesso intensifica la concorrenza con gli exchange e con le banche digitali già attive nel settore. Per il gruppo, che raggiunge milioni di correntisti attraverso una rete capillare di sportelli, significa portare un investimento spesso associato a siti specializzati dentro un ambiente bancario già familiare. Questo non elimina la necessità di leggere le condizioni contrattuali, confrontare i costi complessivi e distinguere l’affidabilità del canale dal rischio dell’attività acquistata prima di investire i risparmi.
Il punto decisivo non sarà soltanto quanti clienti compreranno Bitcoin o XRP, ma quanto questa integrazione cambierà il rapporto tra risparmio tradizionale e finanza digitale. Una rete che fino a ieri osservava le criptovalute con diffidenza oggi apre loro uno spazio nell’esperienza quotidiana dei propri clienti.
Un’azione SpaceX per ogni bambino americano. È la promessa con cui Elon Musk ha riacceso il dibattito sulla distribuzione della ricchezza negli Stati Uniti, scegliendo una formula diversa dalle tradizionali donazioni in denaro. Il fondatore dell’azienda spaziale ha annunciato l’intenzione di regalare nel 2027 un titolo della società a ciascun minore statunitense. Se l’iniziativa verrà realizzata, milioni di ragazzi diventeranno piccoli azionisti di una delle imprese tecnologiche più conosciute al mondo.
La dimensione economica è notevole. Considerando una popolazione di circa 72 milioni di minorenni e un prezzo di riferimento vicino ai 146 dollari per azione, il valore complessivo dell’operazione si aggirerebbe intorno ai 10,5 miliardi di dollari. Non si tratterebbe però di versare questa somma sui conti delle famiglie. Musk trasferirebbe una parte delle partecipazioni azionarie che già possiede, attribuendo ai destinatari un bene finanziario il cui valore cambierà nel tempo.
L’annuncio è arrivato mentre il settore tecnologico discute di come condividere i benefici delle innovazioni. Anthropic, società attiva nell’intelligenza artificiale, ha comunicato la volontà di destinare il 5% del proprio capitale a un fondo impegnato in iniziative di interesse pubblico. Musk propone invece una strada più immediata: distribuire direttamente la proprietà delle imprese, anziché affidare soltanto a fondazioni e organizzazioni la gestione delle risorse.
SpaceX, nata per rendere meno costosi i lanci spaziali attraverso razzi riutilizzabili, ha ampliato il proprio peso economico grazie anche alla rete satellitare Starlink. Per questo una partecipazione nella società espone indirettamente i giovani beneficiari a settori strategici come telecomunicazioni, infrastrutture orbitali e servizi tecnologici. Ma il legame con industrie promettenti non elimina il normale rischio di mercato.
La scelta assume un significato particolare in un’economia nella quale automazione e intelligenza artificiale promettono incrementi di produttività, ma alimentano anche timori per l’occupazione. Consentire alle nuove generazioni di possedere una piccola quota di capitale potrebbe rappresentare, nelle intenzioni dell’imprenditore, un modo per partecipare ai risultati economici della trasformazione tecnologica. Resta tuttavia una differenza decisiva tra possedere un’azione e ricevere un reddito periodico: la prima può aumentare di prezzo, diminuire oppure non produrre alcun guadagno.
Sul piano operativo, molti aspetti devono ancora essere chiariti. Musk non ha presentato un calendario dettagliato, né spiegato come le azioni saranno assegnate, custodite e amministrate per conto dei minori. Una possibilità riguarda i Trump Accounts, conti di investimento agevolati introdotti negli Stati Uniti per favorire l’accumulo di risparmio fin dall’infanzia. Il programma prevede anche un contributo pubblico iniziale di mille dollari per determinati bambini nati tra il 2025 e il 2028. Non è però confermato che le azioni SpaceX possano essere trasferite attraverso questo stesso meccanismo senza ulteriori regole o adattamenti.
Occorre inoltre considerare i rischi finanziari. SpaceX è approdata in Borsa nel giugno 2026, ma il titolo ha già conosciuto oscillazioni significative. Una quota ricevuta gratuitamente rimane un’opportunità patrimoniale, non una garanzia di ricchezza futura. Concentrarla in una sola azienda espone ciascun beneficiario all’andamento specifico di quell’impresa, mentre una maggiore diversificazione ridurrebbe la dipendenza da un unico investimento.
La promessa pone infine questioni distributive e politiche. Chi controllerà effettivamente i titoli fino alla maggiore età? Potranno essere venduti, oppure resteranno vincolati? Quali saranno i costi amministrativi e gli effetti fiscali? E soprattutto, il beneficio raggiungerà davvero tutti i minori, senza differenze legate alle condizioni familiari?
Per ora non esiste una distribuzione conclusa, ma un impegno pubblico di enorme portata. Il suo interesse va oltre la cifra annunciata: apre la discussione su un possibile capitalismo più partecipativo, nel quale una parte della ricchezza generata dalle grandi imprese tecnologiche venga condivisa direttamente con chi erediterà il mondo trasformato dalle loro innovazioni. Il vero banco di prova sarà quindi la realizzazione.
Per milioni di persone, trasferire dollari digitali attraverso una blockchain è ormai un’operazione quotidiana. E nel terzo trimestre del 2026, tra le reti che gestiscono questi pagamenti, TRON ha consolidato una posizione di primo piano. I dati diffusi sul periodo luglio-settembre indicano oltre 2.200 miliardi di dollari di stablecoin movimentati sulla piattaforma, con una crescita del 5,1% rispetto al trimestre precedente.
Il risultato riguarda soprattutto USDT, la stablecoin emessa da Tether e progettata per mantenere un valore vicino a un dollaro statunitense. Diversamente da Bitcoin, il cui prezzo varia continuamente, USDT punta alla stabilità del cambio. Per questo viene utilizzata non soltanto negli scambi di criptovalute, ma anche per rimesse internazionali, pagamenti commerciali e trasferimenti fra privati.
TRON si è affermata in questo mercato grazie a una rete pensata per elaborare molte operazioni con tempi rapidi e costi relativamente contenuti. È una caratteristica importante per chi invia denaro oltreconfine, soprattutto nei Paesi dove i servizi bancari tradizionali sono costosi, poco accessibili o lenti. Non significa però che ogni trasferimento sia gratuito: le commissioni dipendono dalle risorse disponibili nel portafoglio e dalle condizioni della rete.
Una fotografia della distribuzione dei trasferimenti di stablecoin tra utenti attribuisce a TRON circa il 73% dei volumi considerati, contro il 15% di Ethereum e il 7% di Solana. Questa percentuale non equivale alla quota di tutte le attività finanziarie basate su blockchain: cambiano i risultati quando si analizzano il valore delle stablecoin emesse, la finanza decentralizzata oppure le transazioni gestite dalle piattaforme di scambio.
Un altro sviluppo riguarda le carte di pagamento collegate a saldi in stablecoin. Questi strumenti possono convertire i token quando si effettua un acquisto, permettendo al negoziante di ricevere valuta ordinaria. La blockchain diventa così un'infrastruttura poco visibile, ma presente dietro numerose operazioni di consumo ormai comuni.
La liquidità disponibile conferma comunque la centralità della rete. A fine settembre la quantità complessiva di USDT e USDD presenti su TRON valeva circa 93,88 miliardi di dollari, il 5,5% in più rispetto a giugno. Nel frattempo il valore medio trasferito ogni giorno ha raggiunto 24,05 miliardi. Non sono soldi incassati dalla società che sostiene il progetto, ma importi spostati tra indirizzi digitali, talvolta anche più volte.
Cresce anche l’utilizzo dell’infrastruttura. Nel trimestre sono state registrate circa 1,1 miliardi di transazioni, il 33,7% in più rispetto a un anno prima, mentre gli indirizzi attivi su base mensile sono arrivati mediamente a 18 milioni. Bisogna distinguere gli indirizzi dagli utenti effettivi: una sola persona o un operatore professionale può controllarne diversi.
L’attività ha generato circa 701 milioni di dollari in commissioni di rete nel trimestre, una misura dei costi complessivi sostenuti dagli utenti, non un utile direttamente incassato da TRON DAO. Intanto, la finanza decentralizzata sviluppata su TRON ha mantenuto una presenza significativa, con prestiti, depositi e strumenti finanziari gestiti attraverso programmi informatici. Sul versante istituzionale, l’arrivo negli Stati Uniti di un ETF collegato al token TRX segnala un ulteriore passo verso i mercati regolamentati.
Restano aspetti delicati. La stabilità promessa da una stablecoin dipende dalle riserve, dall’emittente e dalla possibilità di conversione; l’impiego di una blockchain non elimina rischi operativi, frodi o obblighi di controllo sui movimenti. Inoltre, il successo dei trasferimenti in USDT non comporta automaticamente un aumento del prezzo di TRX, che rimane un’attività distinta ed esposta alla volatilità.
Il quadro che emerge è quello di una blockchain sempre meno legata alla sola speculazione e sempre più impiegata come infrastruttura di pagamento. Se questa crescita sarà duratura dipenderà da costi, sicurezza, concorrenza e regole. Ma i numeri del trimestre indicano già quanto i dollari digitali stiano diventando parte dei flussi finanziari globali.